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Di ENRICO CAPUANO

Il viaggio è stato faticoso a Baghdad non si arriva in aereo, si scende ad
Amman in Giordania e poi si riparte con delle jeep  per farsi
praticamente circa 1000 km di deserto. Bisogna mettere in conto dalle tre
alle cinque ore di fermo tra le due dogane di confine.In Iraq i cellulari
non prendono siamo svegli tutta la notte anche per la paura
che i nostri guidatori si addormentassero. Arriviamo alle 12.00 dopo circa
20 ore di viaggio e in pieno Ramadam . Arriviamo all ' Hotel Palestina siamo
gli unici Italiani  nell' albergo anzi scopriamo che in
tutta Baghdad al massimo ci sono un 'altra decina di Italiani, quelli di un
Ponte per Baghdad e alcune studentesse di archeologia.Cambiamo un
centinaio di euro e ci troviamo una busta enorme di dinari Iracheni.
Siamo stanchissimi una doccia veloce  e dopo un breve pasto andiamo subito
armati di nacchere,tamburi ,organetti, violini e chitarre
davanti alla sede locale dell' O.N.U. altri invece sono andati negli
ospedali a trovare le tante vittime dell' embargo.
Davanti la sede locale dell' O.N.U. troviamo una decina di pacifisti  Nord
Americani Quaccheri per la precisione con alcuni striscioni contro
la guerra del petrolio, ci uniamo a loro e ci mettiamo a suonare con tutto
il nostro sound meridionale più della metà della delegazione era
Calabrese. Dalla sede dell' O.N.U. arrivano delle bottiglie di acqua fresca
i trenta gradi di temperatura si fanno sentire.Scende un funzionario che ci
dice di non aver mai avuto sotto le sue finestre un
gruppo così rumoroso, intanto le automobili passano e suonano il clacson in
segno di saluto, il funzionario ci dice che si sta ancora discutendo in sede
Onu di questa famosa risoluzione..  che la varie
diplomazie sono all'opera .ma mentre parlava un gruppo di bambini mi saluta
ridendo e urlando viva Totti e mi chiedevano di che squadra ero.
Roma ovviamente gli rispondo ma li si parlava di risoluzioni e di  bombe
intelligenti.
Dopo un po' ci moviamo e ci dirigiamo verso la città facciamo vedere ben in
alto dei cartelli che spiegavano chi eravamo e perché eravamo
venuti a Baghdad , dopo pochi minuti ci troviamo in mezzo a un migliaio li
di persone che ascoltano le nostre tarantelle e saltarelli . Si
mettono a ballare con noi è finito il " Ramadan giornaliero" ora si può
mangiare e cantare,ancora un gruppo numeroso di bambini urla slogan a favore
di Sadam ma poi corrono verso Manola ben coperta dai tremila
sguardi maschili per prendersi un po' di figurine di calciatori. Qui
servono medicinali commenta qualcuno qualcosa siamo riusciti a portare .
una goccia nel mare. È bello comunque vedere come il linguaggio universale
della musica popolare riesce a coinvolgere tutti. Arrivano alcuni poliziotti
e militari , sanno che siamo una  delegazione
ufficiale, la voce della nostra presenza circola in tutta la città e raro
ormai vedere degli Europei qui, c'è un po' di preoccupazione per
qualche provocazione che può esserci. Tutto fila liscio. La sera, così come
tutte le sere che verrano ,ci vediamo tutti nella hall dell' albergo
Palestina e così come non accadeva da anni per alcuni di noi
nasce un dibattito, un sano confronto su tutto  quello che vedevamo
,arrivano alcuni operatori  cinematografici sconvolti e ci
raccontano di aver filmato per primi un rifugio dove centinaia di donne ,
bambini sono morti intrappolati per due bombe intelligenti in
un rifuggio..ho pensato a quelle mamme  che hanno perso i loro bambini così
come le nostre nel terremoto del Molise.
Siamo una allegra banda di persone ma la tristezza per quello che ci hanno
raccontato  gli operatori ci fa solo capire quanta leggerezza  in
Italia e nel mondo si parla di guerra . Lavoriamo sodo nei giorni a seguire
per il concerto, ci sono una marea di problemi i tecnici ma
siamo un team molto unito e professionalmente buono riusciamo a risolvere
tutto grazie anche al sig. Ribaldo e a Ilaria di Storie di
note.facciamo un  bel concerto di musica  Italiana a Baghadad. tanta gente,
molte le persone incontrate.
Una promessa  che ci siamo fatti prima di partire è quella di non
perderci di vista  e di testimoniare  nei nostri concerti quello che abbiamo
visto .. di essere portatori per quello che ci è possibile di un messaggio
di pace e contro il Terrorismo.
 Ora sto tornando in Italia mi trovo sull' aereo non
dormo da 16 ore ma devo resistere a Genzano  vicino Roma c'è una
manifestazione dei comunisti italiani il mio partito con Cossutta contro la
guerra dove suonerò. Una parte è rimasta per il concerto
Bakuba città natale di Sadam.

questa è una  mail che mi arrivata prima di portare l' articolo a
Rinascita dalla band dei Cuba Cabbal presente anche sul sito di storie
di note
Cari amici, mando questa mail di saluti e notizie da Bagdad,oggi siamo
stati noi e i Mandara (un gruppo calabrese) a Bakuba, 50 km da Bagdad
dove abbiamo tenuto un concerto allo stadio unitamente ad una
dimostrazione aerea del gruppo Volandia che con i loro paramotori sono
atterrati a centrocampo durante l esibizione musicale.Lo stadio era pieno
fino all' inverosimile (6000 persone circa) di uomini,donne,studenti e
autorità militari e civili,ognuno diviso per
settore,cosa che non mi era mai capitato di vedere,il concerto per una serie
di motivi anche di sicurezza si e tenuto di mattina sotto l occhio vigile di
una moltitudine di militari e mezzi armati,al termine
del concerto un ministro (credo della difesa poichè era in divisa e armato
anche lui) ci ha consegnato per ricordo una t schirt e una spilla con l
effige del rais, siamo stati sommersi da un bagno di folla
alla ricerca di autografi,,con consegna di piccoli fiori di campo da parte
di molte ragazze e ragazzi,e incredibile l' entusiasmo e la voglia di
divertirsi,di ritrovarsi insieme che hanno i ragazzi qui.Deve essere
tremendo non potersi confrontare con il resto del mondo,non
poter avere le stesse possibilità di socializzare che abbiamo noi,vivere con
il continuo spettro della guerra che impedisce di fatto
una vita"normale" oggi ho visto i militari(ragazzi anche loro)fare una
leggera carica sui "fans"che in numero enorme ci soffocavano per
salutarci,avere un contatto,stringere una mano con persone(in questo
caso musicisti) venuti dall'occidente in pace e per la pace ,quei stessi
militari alla vista di alcune figurine di calciatori italiani
che distribuivamo ai bimbi,ce le hanno chieste anche loro e vedere il
sorriso nei loro occhi per un oggetto cosi banale per noi mi ha
invitato a una nuova riflessione,chi va al macello e sempre il popolo,
ovunque e comunque. Vedere quei sorrisi semplici e ingenui e pensare che
presto potrebbero essere bersaglio di una guerra non loro non
nostra ma solo di pochi potenti che spingono le masse al macello per motivi
politici,economici,religiosi ma comunque lontanissimi dagli
interessi della gente comune,di noi uomini di questo mondo, pedine dei
signori del businnes........vi abbraccio e vi saluto